SANTI PATRONI: San Marco e Sant'Antonio Abate
San
Marco evangelista
San Marco - (25 aprile) - Patrono dei Segretari, degli scrivani,
dei vetrai e dei pittori su vetro, nonchè dei fabbricanti
di ceste e di corde.
Visse nel 1° secolo, era ebreo e figlio di una donna (Maria)
di Gerusalemme, che era una seguace di Gesù.
Forse da giovane assistette alla cattura di Gesù nell'orto
degli ulivi.
Divenuto seguace dell'apostolo Pietro, lo seguì sino a Roma
e da lui apprese quanto Gesù aveva detto e fatto.
Marco, ebreo di origine, nacque probabilmente fuori della Palestina,
da famiglia benestante. S. Pietro, che lo chiama « figlio mio »,
lo ebbe certamente con sé nei viaggi missionari in Oriente
e a Roma, dove avrebbe scritto il Vangelo.
Oltre alla familiarità con S. Pietro, l'evangelista Marco può vantare
una lunga comunità di vita con l'apostolo Paolo, che incontrò la
prima volta nel 44.
A Roma Marco scrisse il "suo" Vangelo, detto il 2° Vangelo.
Successivamente si recò ad Alessandria d'Egitto, dove fondò la
prima chiesa cristiana.
Il Vangelo di Marco è il più breve dei quattro, è formato
di soli sedici capitoli in lingua greca, ed è diviso in due
parti. La prima è data dai primi otto capitoli, nei quali riporta le azioni di Gesù,
insistendo sul racconto di numerosi
miracoli al fine di dimostrare che Gesù è davvero il
Figlio di Dio.
Sembra che per questo motivo, fin dall'antichità cristiana,
sia stato scelto il leone quale suo simbolo perché come il
leone con il suo ruggito domina le voci degli altri animali, così Marco
proclama forte che Gesù è Figlio di Dio.
Nella seconda parte di preferenza sono presentate le parole di Gesù,
che spiegano le condizioni necessarie per seguire il Redentore sino
alla morte in croce.
Gli Atti di Marco, uno scritto della metà del quarto secolo, riferiscono che S. Marco il 24 aprile venne trascinato dai
pagani per le vie di Alessandria legato con funi al collo. Gettato in carcere,
il giorno dopo subì lo stesso atroce tormento e soccombette.
Il suo corpo, dato alle fiamme, venne sottratto alla distruzione
dai fedeli.
Il trafugamento del suo corpo da parte di due
mercanti veneziani nell'828 appartiene alla leggenda, ma è attorno
a' questa leggenda che è stata eretta dal 976 al 1071 la
stupenda basilica veneziana dedicata all'autore del secondo Vangelo,
simboleggiato dal leone.
Nei libri del Nuovo Testamento Marco è ricordato dieci volte,
col nome ebraico di Giovanni, col nome romano di Marco o col doppio
nome di Giovanni Marco.
S. Marco è il Santo Patrono di Venezia, Abbadia
S. Salvatore (SI), Boretto (RE), Borghetto d'Arroscia (IM), Buscoldo
(MN), Buttigliera
Alta (TO), Caerano San Marco (TV), Cellino San Marco (BR), Crespano
del Grappa (TV), Fagarè della Battaglia (TV), Latina, Mantello
(SO), Pordenone, S. Marco d'Alunzio (ME), S. Marco in Lamis (FG),
Torricella (TA), Transacqua (TN).
Il Leone di San Marco, che campeggia sullo stemma comunale di Transacqua,
arriva dalla lontana (nello spazio e nel tempo) Babilonia
di Nabucodonosor.
È qui che il profeta Ezechiele ha la visione del tetramorfo:
un animale, composto da un leone, un toro, un'aquila ed un uomo, che
assomiglia molto ai Karibu o cherubini, statue che i babilonesi ponevano
a protezione dei palazzi.
A inserire il simbolo
nella tradizione cristiana, ci penserà
San Giovanni che, nell'Apocalisse, descrive i quattro animali ai lati
del trono divino.
I Padri della Chiesa discuteranno a lungo il rapporto tra questi
simboli e gli evangelisti, finchè prevarrà l'opinione
di Gerolamo che, nel 398 d. C., assegna il leone a San Marco.
Nel 1367, a leggere gli Statuti di Primiero, Transacqua è
già sotto il patronato dell'Evangelista Marco.
Da allora, epoca in cui comunità religiosa e civile coincidevano,
una delle mille declinazioni del leone marciano passerà anche sul
gonfalone del comune.
Sant'Antonio Abate, eremita e taumaturgo
251-356 ca.
Memoria: 17 gennaio
It. var.: Tanzio; Fr.: Antoine l'Hemúte; Sp.: San Antonio Abad, de Viana,
cioè di Vienne o di Viennois, Antón; Ingl.: Anthony Abbot, the
Hermit, the Great; Ted.: der Heifige Antonius Abt, Eremit, der Einsiedler,
der Grosse, Antoni, Toni, Tónnies, Tiins, Túenes; Olan.: Antonius
de Herenúet, de Kluizenaar.
Il
culto di sant'Antonio Abate, che morì nel
356, senza essersi mosso dall'Egitto, è diffuso ovunque, ed è l'esempio
di come la storia di un santo non finisca con la sua vita terrena,
ma continui in un rapporto attivo con gli uomini e con Dio, che lascia
tracce nell'iconografia.
È uno dei fondatori del monachesimo: «monos» in
greco vuol dire uno: monaco è l'uomo che appartiene a Uno solo, cioè a
Dio, e vive solo. Lo vediamo perciò col saio monacale, e ha l'appellativo
di abate, che vuol dire «padre»: per i monaci infatti il superiore è come
un padre.
Morti i genitori, Antonio distribuì i beni ai poveri e
si ritirò nella solitudine del deserto della Tebaide in Egitto.
Visse secondo la regola «ora et labora» che un angelo gli aveva insegnato.
E diavolo lo tentò crudelmente nel deserto, sia con pensieri osceni che
con pensieri dall'apparenza spirituale: per questo, le storie leggendarie lo
vedono spesso contendere al diavolo l'anima dei cristiani appena morti, e spesso
il diavolo compare nella sua iconografia.
Grazie alla preghiera resistette alle tentazioni, e il Signore
gli consentì di consolare gli afflitti, liberare gli indemoniati, guarire
i malati e istruire quanti volevano dedicarsi alla vita ascetica.
Una simpatica leggenda dice che si recò all'inferno per rubare il fuoco
al diavolo, e che mentre lui lo distraeva, il suo maialino corse dentro l'inferno,
rubò un tizzone, e lo portò fuori per donarlo agli uomini.
La sua fama di guaritore dell'«herpes zoster», che perciò è detto «fuoco
di sant'Antonio», fece accorrere i malati al villaggio francese,
che da lui prese il nome di Saint-Antoíne de Viennois, dove erano giunte
le sue reliquie, e dove si costruì un ospedale, retto da una confraternita
di religiosi che sarebbero divenuti l'Ordine Ospedaliero degli Antoniani, che
prese come insegna la T, la «tau», che è tradizionale attributo
del santo.
La T è antichissimo segno sacro, simbolo del centro del mondo, ultima
lettera dell'alfabeto ebraico e quindi allusione alle cose ultime e al destino:
ai bastoni dei monaci venne data questa forma.
I religiosi allevavano maiali che, distinguibili per un campanello, avevano il
privilegio di pascolare liberamente nel paese.
È patrono degli eremiti. Poiché, con l'aiuto di
un leone, diede sepoltura all'eremita san Paolo nel deserto della Tebalde, è patrono
anche dei becchini.
Per il tramite del maiale, non solo il campanello è entrato nell'iconografia
del santo, detto anche «sant'Antonio dal campanello», ma anche il
santo è divenuto protettore dei porci e dei loro guardiani, nonché degli
animali domestici e in particolare di quelli delle stalle, nonché patrono
di molti mestieri che avevano a che fare col maiale e la lavorazione del suo
corpo.
La tradizione vuole che la notte della vigilia del 17 gennaio nella stalla si
sentano gli animali parlare, e la benedizione delle state in questo giorno è tradizione
radicata e ben viva: nelle città si portano a benedire gli animali
da compagnia, dai grossi cani ai piccoli pesci.
Sempre per il tramite del maialino protegge macellai e salumieri, tosatori e
fabbricanti di spazzole che si facevano con le setole del porco, tessitori e
commercianti di tessuti, conciatori, guantai; è patrono dei panierai perché nel
deserto intrecciava canestri; poiché guarisce dal fuoco dell'«herpes», è patrono
dei pompieri: è invocato contro le fiamme dell'inferno
e gli incendi, e contro ogni tipo di contagio e in particolare contro
tutte le malattie della pelle quali rogna, prurito, scabbia, scorbuto, lebbra,
sifilide e malattie veneree, e anche i semplici foruncoli e le varici; per il
campanello del porcellino, è patrono dei suonatori di campane.
Per quanto riguarda la peste, è invocato anche perché il bastone
a «tau» ricorda gli Ebrei risparmiati quando fu elevato il serpente
per combattere l'epidemia diffusasi tra il popolo: chiunque vi volgesse gli occhi
era salvo. Questa croce è chiara immagine di Cristo.
Viene rappresentato sia in veste di monaco ed eremita, sia in veste di
abate mitrato, in abiti vescovili.
Suoi attributi principali sono il bastone a tau, il porcellino, il fuoco; secondari
sono il campanellino, gli animali delle stalle, cavalli, cani, porci.
Tratto da “Come riconoscere i Santi”
