LE MINIERE DI TRANSACQUA
La miniera Friole di Sotto
Alla luce dell’importanza che l’industria mineraria
ha avuto, nei secoli passati a Primiero, quale attività trainante
dell’economia locale, il Comitato Storico Rievocativo
di Primiero ha ritenuto doveroso ed importante riproporre la
riapertura
di una delle antiche miniere un tempo fiorenti in zona, da adibire
a museo e luogo di studio, segno tangibile di una pagina gloriosa
della storia locale.

Ancora
nel 1992, prima di iniziare l’esplorazione
sul campo, è stato contattato il compianto geometra Bruno
Facchin, di Cavalese, responsabile del cantiere Breda
tra le due guerre, che ha messo a disposizione del Comitato tutta
la
sua documentazione ed i sui ricordi sulla situazione interna
della galleria Friole di sotto.
Sono state pure sentite le testimonianze
orali degli ultimi minatori della Breda in quegli anni.
Sulla
base della documentazione è stata scartata la possibilità
di intervenire sulla galleria Fossi per la sua lunghezza in detrito
di falda e per la presenza di notevoli quantit‡àd’acqua,
sulla galleria Ponte per illimitato tratto in
roccia e la presenza di marne argillose in notevole quantità, sulla
galleria Sofia per il limitato sviluppo e la presenza
di acqua e sulla
galleria Carolina, che, seppur individuata planimetricamente
con certezza, si trova a troppa distanza dai centri abitati della
valle.
La miniera Friole di Sotto, in zona denominata anticamente
Unsere Frau von Plassenegg, è situata ad un ‘altitudine
di 772 m.s.l. nel comune catastale di Transacqua.
I lavori estrattivi,
come detto, vi iniziarono il 31 ottobre 1550, con la coltivazione
di filoni di siderite, barite, galena argentifera e calcopirite.
L’individuazione certa del cunicolo è stata resa difficoltosa dalla presenza di materiale di riporto scaricato in zona nel
corso degli ultimi anni.
I lavori di riapertura del portale di
accesso hanno confermato le più antiche planimetrie in nostro
possesso, risalenti al 1812, e la consistenza del materiale
di riporto segnalato da relazioni stese nell’anno 1939
da ingegneri incaricati dalla società Breda, concessionaria
dei diritti di scavo.
La prima fase di lavoro ha riguardato la
sistemazione dell’imbocco, al fine di renderlo sicuro e
transitabile ai mezzi impegnati nello scavo successivo e paesaggisticamente
valido.
Il nuovo portale è stato realizzato in tronchi d’abete
e scogliera di massi di dolomia, che permettono di sostenere
il conoide di detrito su cui è ricavata la sovrastante strada
comunale.
Lo scavo del cunicolo è proceduto con metodi tradizionali,
rivelatisi i più sicuri ed economici, viste anche le sue ristrette
dimensioni.
Il primo tratto di scavo, costituito da 43 metri
in detrito di falda, è stato consolidato con la tecnica
delle centine, realizzate per praticità e velocità d’esecuzione,
in metallo, intercalate da marciavanti a tavole di larice, poste
in volta e lungo le pareti.
Saltuariamente sono state trovate
tracce delle vecchie strutture in legno utilizzate dagli operai
della Breda, in uno stato di conservazione alquanto precario
dovuto ai numerosi crolli degli ultimi anni.
I primi metri hanno
confermato in toto le relazioni stese negli anni dall’ingegner
Tauffer e dal geologo Trenner, responsabile con Facchin della
Breda.
Si è proceduto poi allo sgombero di circa 20 metri
di galleria in calcare di Bellerophon, roccia compatta, asciutta
estaticamente stabilizzata.
Il consolidamento della volta e delle
pareti è stato per ora realizzato con putrelle in ferro a doppio T creando una sezione della galleria principale di circa
due metri in altezza per 1,80 metri in larghezza.
La sezione
della parte in roccia presenta una volta perfettamente semicircolare.
Lo scavo è stato interrotto, alla progressiva di 60 metri,
per una frana di materiale inerte e roccia che, ad una prima
analisi, potrebbe essere l’ultimo ostacolo prima del definitivo
ingresso nella sezione rocciosa della galleria.
La galleria così recuperata è stata simbolicamente
consegnata dai volontari del Comitato Storico Rievocativo di
Primiero al Comune di Transacqua, che tanta parte ha avuto nel
sostenere l’iniziativa e che ha individuato nella miniera
di Plassenegg il futuro nucleo del museo minerario della Valle
di Primiero.
