LE MINIERE DI TRANSACQUA
Cenni storici
La storia dello sfruttamento minerario nel distretto di Primiero ha radici antiche: sono state rinvenute tracce di forni fusori d’epoca preistorica sulle pendici del monte Bedole, nei pressi dell’abitato di Fiera di Primiero.
Ma è del 1350 la prima notizia, storicamente accertata, sull ‘apertura di una miniera di piombo argentifero e ferro situata sul monte Asinozza.
La vera e propria epopea mineraria di Primiero ebbe inizio, stando alle notizie pervenuteci, nel secolo XV, sotto il dominio di quell ‘ Arciduca Sigismondo che fu uno degli artefici dello sviluppo minerario tirolese; la valle di Primiero entrò infatti a far parte del contesto politico tirolese dal 1401, anno in cui fu infeudata cum mero et mixto imperio ai baroni di Welsperg, importante famiglia nobiliare della VaI Pusteria.
Secondo un manoscritto del 1649, sembra certo che già nel 1464 a Primiero venissero coltivati circa 500 cunicoli di scavo. La produzione aveva come oggetto l’argento, il rame e il piombo argentifero, materiali che venivano lavorati in numerose fucine poste a ridosso delle aree estrattive.
Tra queste la più importante era quella che verteva attorno all’abitato di Transacqua, con le numerose miniere del monte Padella: qui sorse ben presto la fucina di maggiori dimensioni, chiamata ´la Ferrarezza” di cui rimangono attualmente visibili le mura sbrecciate con le finestrature a sesto acuto. Nella seconda metà del 1400 venne istituito a Primiero l’ufficio del giudice minerario, già presente in zone estrattive più importanti: il distretto minerario di Primiero ebbe così una propria fisionomia istitutiva e giuridica, separata dal giudizio minerario di Trento e Pergine, l’altra grande entità dell’universo minerario trentino.
Le liste a suo tempo pubblicate dal Wolfstrigl, dimostrano come quasi tutti i giudici nominati in Primiero avessero svolto il precedente incarico a Schwaz, accumulando la necessaria esperienza per reggere un giudizio di evidente e notevole importanza.
Con l’istituzione del distretto minerario comparvero le prime normative relative all’attività mineraria: come negli altri distretti, venne emanata da lnnsbruck, nel 14 77, la Perkswerkordung definitiva per le miniere di Primiero.
Già allora, secondo ]acopo di Castelrotto, capitano a Primiero della famiglia Welsperg, le miniere di Primiero rendevano circa 80000 fiorini, somma enorme se si considera la ristrettezza geografica della Valle.
I percorsi di transito del metallo verso l’entroterra tirolese sono stati a suo tempo indagati dal professor Kellenbenz, che ha messo in evidenza i contatti tra la nostra area estrattiva, Venezia, il cui confine lambiva il Primiero e che pure aveva interessi nello sfruttamento minerario, e le altre zone minerarie del Tirolo.
Nell’anno 1487, le schermaglie tra Sigismondo e la Serenissima che portarono alla guerra culminata nella battaglia di Calliano, ebbero come protagoniste anche le miniere di Primiero: il casus belli voluto da Sigismondo fu anche il sequestro delle miniere della valle gestite da concessionari veneti. Cessate le ostilità, tra gli ambasciatori tirolesi tenuti come ostaggi a Venezia, in attesa che il duca pagasse i dovuti danni di guerra, figurava anche un rappresentante della famiglia Welsperg, Baldassarre.
L’attività mineraria a Primiero ebbe senza dubbio anche dei risvolti culturali e sociali ben visibili ancora oggi: venne creata una nuova borgata cittadina, Fiera di Primiero, che sarebbe ben presto divenuta il centro economico della valle; nel 1464 si calcola fossero presenti circa 3000 minatori provenienti da realtà economiche di area tedesca, che portarono i loro usi, i loro costumi e la loro lingua in una zona a cultura prevalentemente contadina e di lingua italiana.
Le normative riguardanti la vita quotidiana dei minatori, pervenuteci sotto forma di leggi e divieti, ci danno l’idea dei conflitti che, col tempo, si venivano a creare e che riflettevano i problemi causati anche in altre zone minerarie, dall ‘ afflusso di una cosÏ grande massa di lavoratori stranieri. Ma i minatori lasciarono a Primiero anche il segno più bello del loro passaggio: nel 1460 venne da loro intrapresa la costruzione della Chiesa Arcipretale di Fiera di Primiero, che rimane ad oggi il monumento sacro più ragguardevole della Valle.
Fu costruita, su impulso di Sigismondo d’Asburgo e di Massimiliano I, nel XV secolo e terminata, come indica una data dipinta sulla volta, nel 1493; la sua consacrazione ufficiale, ad opera del Vescovo di Feltre, avvenne nel settembre del 1495.
Molti ‘canopi’, abili scalpellini, diedero il loro contributo alla realizzazione della chiesa, lasciando incisi sulle pietre i marchi personali e decorando le volte con il loro classico simbolo formato dal martello e dallo scalpello incrociati.
Numerosi altri simboli araldici sono presenti all’interno dell’edificio e sull’esterno del campanile: gli stemmi dei proprietari delle miniere, dei giurisdicenti Welsperg, di casa d’Austria e della Contea del Tirolo. Tra i proprietari uno in particolare lasciò su una parete un affresco, raffigurante la sua famiglia, che dal suo casato prende il nome di Rˆmer.
Il ricordo dei “Bergknappen” ci viene tramandato dall’altare di San Giacomo dei Minatori, dalla preghiera di Sant’Anna, del 1501, dipinta su di una colonna, e dal tabernacolo parietale simile ad una guglia di cattedrale.
Con il palazzo sede del giudice minerario, una vera e propria fortezza in stile gotico quattrocentesco, la Chiesa forma un’ episodio unico tra gli edifici di culto dell’area alpina, che colpisce all’interno, per la somiglianza con l’Arcipretale di Schwaz.
Una prima avvisaglia della decadenza delle miniere a Primiero si ebbe durante la guerra di Cambrai, che interessò da vicino la Valle, a causa delle puntate offensive dei veneti in territorio tirolese.
Negli stessi anni una grave pestilenza decimò la popolazione, e con essa i minatori.
Intorno agli anni ‘30 si ebbe una forte ripresa dell’attività mineraria in Primiero, favorita anche da facilitazioni concesse ai proprietari o ai consorzi riguardo l’utilizzo dellegname dei boschi e riguardo la tassazione del minerale estratto.
Vennero superati anche alcuni problemi sociali, derivati dalla presenza in valle di minatori germanici di fede protestante.
Venne sviluppata, accanto a quella dell’argento e del rame, l’estrazione e la lavorazione del ferro, tanto da interessare all’attività il conte di Welsperg in maniera diretta, tramite una concessione di scavo del 1532.
La produzione d’argento però non decrebbe, anzi subì un nuovo stimolo con l’individuazione di nuovi filoni in località Canalet, poco sotto l’Ospizio di San Martino; tale sviluppo portò alla creazione di un apposito ufficio di controllo della fusione argentifera, il cosiddetto Silberbrenneramt.
La valle conobbe una nuova era di fiorente attività, con la scoperta di numerosi filoni di ferro ed argento disseminati in ogni zona: negli anni 1554 e 1555 si estrassero ben 40000 Kg di minerale, a strati e a pezzi, ricavando 21574 Kg di ferro in sbarre.
Con il passare degli anni, le fortune delle miniere di Primiero andarono calando, risultando eccessivamente oneroso, rispetto al ricavato, il mantenimento dei cunicoli disseminati nella valle, in zone per lo più geologicamente instabili e soggette a frequenti inondazioni ed allagamenti.
Restarono ancora, come asse portante dell’attività mineraria a Primiero, la miniera di Reganel, nei pressi di Canal San Bovo, e l’area estrattiva di Transacqua, ai piedi di Monte Padella.
L’economia mineraria primierotta si esaurì rapidamente nel corso dei secoli successivi, con qualche sporadico ed infruttuoso tentativo di ripresa nel corso dell’ottocento e negli anni tra le due guerre mondiali.
Con il crollo degli ultimi cunicoli ed imbocchi, il ricordo delle miniere sparì anche dalla memoria degli abitanti della Valle.
Ricapitolando, il Distretto minerario di Primiero consisteva in 10 importanti aree di scavo, a cui si aggiungevano siti di minore importanza e ricchezza, ma pur sempre attivi e sfruttati per decenni. Tali aree sono:
1) area estrattiva di Canalet, tra San Martino di Castrozza e Siror, da cui si estraeva in prevalenza argento. Sembra questo essere uno degli insediamenti di scavo più antichi.
2) area estrattiva di VaI Canali, dove ai piedi di Castel Pietra si estraevano rame e ferro. Subirono gravi danni con le inondazioni del 1748.
3) zona estrattiva del ferro in VaI Noana, nei comuni di Imer e Mezzano.
4) area estrattiva della VaI Martina, sulla destra orografica del torrente Cismon, tra Siror e San Martino, comprendeva molti cunicolo di scavo per l’estrazione di argento, ferro e piombo. Il materiale veniva convogliato a fondovalle, nei pressi dell’abitato di Siror; esisteva un forno fusorio nella località ancora oggi chiamata Fusinella. Sono visibili tuttora le discariche del materiale di risulta e le sorgenti d’acqua provenienti dall’interno delle gallerie.
5) miniere di Col Santo, attive sicuramente prima del 1450, da cui si estraeva rame ed argento.
6) area estrattiva dei Solani e della via Nova, situata tra Pieve di Primiero e il Passo Gobbera, da cui si estraeva ferro e rame. Alcuni cunicoli sono oggi visibili ed utilizzati come acquedotti Comunali.
7) area estrattiva di monte Arzon, di cui si hanno le notizie più antiche; vi veniva estratto ferro e pirite.
8) miniera di Pralongo tra Canal San Bovo e Caoria, sfruttata per l’estrazione del rame fino ai primi anni del secolo.
9) miniere di vaI Reganel, nel Vanoi, da cui si estraeva ferro, argento e piombo; vennero date in concessione, nel XV secolo a commercianti di Augusta.
10) area estrattiva di Vallalta, nei pressi di Sagron Mis, dove nel 1723 venne dato inizio all’estrazione del mercurio, dando lavoro, nel 1865 a ben 400 operaI. Il) area estrattiva di Transacqua.
