PERSONAGGI
Angelo Guadagnini

Sognando un avvenire più roseo coll'introdurre l'arte della follatura
e tintura dei panni, non ignota, ma primitiva e languente nella
Valle di Primiero, dalla nativa Predazzo valicando, nell'agosto
1805, il Passo Rolle diretti verso Mezzano i giovani sposi Nicolò
Guadagnini e Bona Gabrielli, ricchi solo di coraggiosa energia.
La sventura troncò repentinamente quelle speranze: due anni dopo
Bona sospirava in gramaglie, vedova con due creature.
Ma non si smarrì, con ammirabile costanza seppe piantare le basi
alla futura prosperità del casato.
Nel 1808 comprò presso Ormanico un edificio in misero stato,
che racchiudeva la sua industria e ne portava il nome, il FOL.
Quel luogo appartato e poi ricostruito, fu la culla della famiglia
Guadagnini di Primiero.
Là vide la luce l'8 settembre 1835 Angelo Bartolomeo quintogenito
di Valentino, l'unico rampollo di Nicolò, rimasto orfano di pochi
mesi e Caterina Fuganti.
La vista dei blocchi dolomitici lanciati nel cielo e la vaghezza
dei dintorni gli insinuarono nell'animo la visione del bello, del
poetico nelle cose.
In pratica percorse privatamente le prime classi ginnasiali,
poi frequentò il Seminario di Feltre, che aveva meritatamente buona
fama per soda cultura umanistica, dove coi figli delle migliori
famiglie feltrine convenivano quasi a centro naturale degli studi
di Primiero, seguendo l'esempio di Luigi Negrelli.
A Venezia nel liceo Santa Caterina coronò gli studi classici
colla maturità nel 1856.
Passati due anni a Pavia, poi a Padova, altri due a Praga e a Vienna,
ritornò a Padova già pronto per la laurea, che ottenne
nel 1862.
Ora l'attendeva il campo duro e non sempre redditizio del lavoro
pratico, dove l'entusiasmo può venir scosso dai disinganni.
Le condotte di Moena, di Fassa, di Canal S. Bovo lo addestrarono
per otto anni alle battaglie e conquiste professionali.
Era ormai un ricordo lontano l'antica unica condotta disastrosa
di tutta la valle affidata a uno o due medici con sede a Fiera.
Il distretto era suddiviso in tre condotte, la sua perciò non presentava
disagi speciali, se omettiamo il lontano Sagroncon sola
mulattiera e in grado minore S. Martino di Castrozza per molti
mesi quasi
disabitato.
D'altro genere era la difficoltà: oltre seimila abitanti
distribuiti in cinque paesi e poi l'isolamento da un centro culturale
sviluppato,
che potesse offrire soccorso in molti casi difficili e urgenti.
E allora il buon dottore di fronte a oneri imbarazzanti era costretto
a confidare in sè anche nei casi critici e disperati.
Ed egi osò e riuscì, pago quando vedeva la natura docile alle sue
direttive procedere sulla via da lui segnata e il paziente averne
beneficio e salvezza.
Educatore del popolo anche fuori del campo medico dava volentieri
consigli e sagge direttive.
E poi dopo premurose prestazioni, cedendo alla voce del
cuore, quante volte riduceva la sua ricompensa a qualche prodotto
agricolo
o domestico.
Quando dopo anni di attesa impaziente, il piccone e la
polvere cominciarono nel 1879 a intaccare le rocce dello Schenèr per cavarne
la vitale e comodo arteria di congiunzione presente.
Il Dott. Guadagnini, che l'aveva sospirata come premessa
necessaria a valorizzare le risorse molteplici racchiuse nella
valle, in pieno
accordo con le idee progressiste di Antonino Prospero Giuseppe
Loss di già scomparsi, con entusiasmo passò per il
primo all'opera d'abbellimento e l'opera sua, continua poi, resiste
ancora.
E non fu questa sola la sua opera extraprofessionale a vantaggio
del pese, fondò e istruì una bandina musicale.
Sebbene assorbito da tante occupazioni, padre esemplare educò
saggiamente una famiglia numerosa, che purtroppo egli non ne vide tutti gli
sviluppi, perche rapito da morte prematura il 9 giugno
1891.
Ma il seme gettato fruttò e un medico specialista, due sacerdoti,
un capo-ufficio nell'amministrazione postale, due suore e tutta
la famigli attestano che non fu sterile.
Oggi anche un nipote, laureatosi in medicina proprio nel
cinquantesimo della scomparsa del nonno, contribuisce a rendere
tradizionale
nella casa la scienza da lui tanto onorata.
(da Rivista - Trentino - 1941)
